Orgogliosamente dalla parte sbagliataIl loupgarou Questo blog è frutto dell’ingegno e della fantasia del suo autore, ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone e marchi realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato in base alle tempistiche dell'autore. Non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Tutto ciò che si trova nel blog (post, immagini ecc) è SOLO a scopo informativo. Le eventuali immagini presenti nel blog sono tratte da internet. Se gli autori avessero qualcosa in contrario basta solo comunicarlo scrivendo all'indirizzo e-mail e si provvederà alla rimozione immediata. Ritenete tutto il testo scritto automaticamente smentito.“
Le Loupgarou
Pensieri, considerazioni, idee, opinioni, da un oscuro antro segreto
martedì 29 maggio 2012
Sbatti il mostro in prima pagina
Ecco qua, lo sapevamo, come spesso, spessissimo accade, la montagna ha partorito il topolino. Nonostante gli urli belluini e sconsiderati del MOIGE e dei loro sodali, mamme, nonne, zie, imbecilli e fanatici vari, sembra che, una volta tanto, la giustizia abbia giudicato secondo i fatti e non secondo gli umori del popolino.
Ci riferiamo, ovviamente, alla sentenza, testè emessa, sui presunti abusi all'asilo “Olga Rovere”, di Rignano Flaminio, vicino a Roma.
Una vicenda che dura da sei anni, sei anni di incubo per i presunti orchi, persone che, fino ad ora, mai avevano avuto nessun tipo di “incrocio” con la giustizia. Per spiegare meglio la motivazione della sentenza di assoluzione, il “dispositivo” come si chiama in termine tecnico, vi postiamo la precisa e corretta spiegazione del collega Bonini, avvocato penalista di chiara fama e consulente legale per il quotidiano “Repubblica”. Eccovela:
Una sentenza del Tribunale del Riesame prima (10 maggio 2007) e una pronuncia della Cassazione poi (18 settembre 2007) provvederanno a documentare con parole inequivoche. «L’accusa nei confronti degli indagati — scrivono quei due primi “giudici terzi” nel motivare il perché gli indagati non debbano restare in carcere un minuto di più — non trova riscontri esterni alle dichiarazioni dei bambini». Non una testimonianza, non una prova documentale (che sia l’oscenità di una foto, di un diario, di un file custodito in qualche computer) o un’intercettazione telefonica. Non un’evidenza medica sui corpi dei piccoli, non una traccia biologica sugli oggetti maneggiati dagli “orchi” o nei luoghi indicati come teatro dei loro indicibili riti (peluche, automobili, abitazioni degli indagati). Per giunta, non il ricordo di un genitore che pure avrebbe dovuto accorgersi delle tracce di violenza (e che violenza) sul proprio figlio. «L’istruttoria fa una indebita confusione tra indizi e prove» e «la forte pressione dei genitori sui minori» non consente di escludere «un contagio dichiarativo », scrive allora la consigliera di Cassazione Claudia Squassoni. Non un giudice qualunque, ma un’autorità in materia di diritti dei minori e tra le autrici della “Carta di Noto” sui diritti dell’infanzia violata.
La discovery degli atti istruttori compiuti dal pm Marco Mansi documenta con quale approssimazione si è lavorato sui racconti dei bambini. Marcella Fraschetti, la consulente scelta dall’accusa per raccogliere e valutare significato e rilevanza delle parole di bimbi tra i 4 e i 5 anni, è laureata in scienze politiche ed è alla sua prima esperienza in un caso di questa portata. Al punto che di quel suo primo, cruciale lavoro di raccolta delle testimonianze, non provvede a conservare alcuna traccia né filmata, né fonica. «Quando mi chiamarono i carabinieri per incaricarmi — racconterà durante la sua deposizione al dibattimento — pensai a uno scherzo».
E già che ci siamo, anche l’incredibile storia dell’uomo nero:
Un benzinaio cingalese, Kelum De Silva (arresteranno anche lui) che con la “Olga Rovere” non ha nulla a che vedere. Ma di sfortune le ha tutte. Il colore della pelle. Il mestiere che fa. La cattiva idea di esibirsi in una linguaccia, pensando di strapparle un sorriso, con la bambina che è a bordo della macchina cui in un giorno d’estate sta facendo il pieno di benzina. Diventa «l’uomo nero» e si fa 15 giorni a Rebibbia (prima di essere “archiviato” nel febbraio 2010). Dove conosce l’inferno riservato a chi entra in una galera con l’accusa di aver stuprato innocenti. E dove l’umiliazione può anche essere quella che conosce Patrizia Del Meglio, maestra di mezza età, che, in due settimane, verrà sottoposta, senza alcuna comprensibile ragione, a tre visite ginecologiche nella medicheria del carcere. “
Piuttosto chiaro, no? Vero, signora Pina? Lei che guarda con golosità le boiate di Rita Dalla Chiesa o di altri ignoranti, beceri ed inutili arruffapopoli. La vera rovina di questa nazione, esseri che per un punto di share in più sono capaci di appoggiare e “spingere” le più incredibili bufale. Il sistema è semplice: si prendono le categorie notoriamente più credulone e facili alla lacrimuccia, mamme e nonne, altre categorie cosiddette “deboli”, disabili o, meglio ancora bambini, e si imbastisce una bella storia strappalacrime. E meglio ancora se si riescono a coinvolgere personaggi in qualche modo conosciuti: di quelle categorie che, soprattutto per invidia, il popolo bue ama sentire coinvolte. Quindi, come nel caso di Rignano Flaminio, ecco comparire il personaggio in qualche modo “conosciuto”: un autore Rai, non vale la pena di citare ancora il nome, spesso passato anche in video. Ed allora, ecco la grancassa mediatica che mostra il suo aspetto peggiore, quello più becero e belluino, quello di Girolimoni, di sbatti il mostro in prima pagina, dell'asilo Mc Martin. Forse solo i più colti ed attenti dei nostri lettori si ricordano dell'asilo Mc Martin. La più terribile e significativa storia di isteria collettiva che il mondo ricordi. In due parole, una sintesi. Nel 1983, dopo una denuncia senza alcun fondamento di una certa Judy Johnson, un'afroamericana con evidenti problemi mentali, i responsabili di questo asilo privato statunitense furono accusati di molestie sessuali su alcuni alunni. Il processo si risolse, ovviamente, con un'assoluzione piena, ma lo sceriffo della cittadina, un perfetto imbecille che poi venne cacciato, scrisse a cinquecento genitori di alunni ed ex alunni per sapere se ci fossero stati casi di abusi. E qui, il popolo bue di mamme, nonne, e cretini con voglia di protagonismo, lo stesso tipo di personaggi che, ad esempio, portano i loro casi farlocchi a Forum, si scatenò, e centinaia di denunce arrivarono alle autorità. Risultato: otto anni di processo, quindici milioni di spesa per lo stato della California, il più costoso degli States, e, ovviamente, assoluzione piena per tutti. L'asilo Mc Martin, centocinquant'anni di onoratissima storia, fu costretta a chiudere, uno dei titolari, travolto dagli eventi, si suicidò, ma il popolino era felice.
Ora, noi non siamo né giudici né avvocati, grazie a Dio, e non vogliamo entrare nel merito di questo processo o di quest'altro. Diciamo solo una cosa semplice, semplicissima. Chiunque di noi ha, o ha avuto, un figlio, un nipote, un conoscente che ha quattro, cinque anni. Quanto è facile fargli credere qualsiasi cosa, perbacco, tutti lo sappiamo...nel caso dell'asilo Mc Martin parecchi bambini, pur non avendo mai avuto nessun tipo di abuso, furono convinti di averne avuti, e ne portarono i segni per tutta la vita. E perchè? Per compiacere il Moige? Per la voglia di visibilità e protagonismo di vecchie zitelle isteriche? Per far avere più finanziamenti pubblici a varie associazioni per la (presunta) difesa dell'infanzia? Volete sapere una cosa, in tutta sincerità? Ci fate schifo!!!!
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