Lupus ovium non curat numerum.(Virgilio-Eneide-VII, 51)

lunedì 26 giugno 2017

Batracomiomachia



Batracomiomachia”, alzi la mano chi se la ricorda, o almeno si ricorda cosa è, di cosa parla, o chi l’ha scritta. Se non lo ricordate, ecco il vostro loupgarou in aiuto. Quella roba lì, dal nome impronunciabile, è un poemetto satirico greco, alcuni dicono scritto da Omero, ma non si ha nessuna certezza di ciò. Descrive un’ipotetica guerra tra topi e rane, da cui appunto il nome, ed è in pratica una parodia, scherzosa e feroce, delle innumerevoli piccole guerre, battaglie, o anche solo semplici scaramucce che insanguinavano la Grecia di un paio di millenni fa. Piccole stupidaggini descritte come grandi guerre, quindi. Nota in Italia anche per la traduzione che ne fece Giacomo Leopardi, che ne trasse pure una favola giocosa, i “Paralipomeni della Batracomiomachia”. Alla faccia dei nomi impronunciabili…Una specie di versione ellenistica delle “Baruffe Chiozzotte” di Goldoni, quindi.
Ma che c’entra tutto ciò con noi? Beh, nulla, a dire il vero, ma ormai siamo in estate, e che estate visto l’inizio bollente, e, come tutte le estati, ci vuole qualcosa per ravvivare l’ambiente. In attesa, quindi, del solito delitto irrisolto, o risolto da Barbara D’Urso o da Forum, con l’aiuto di Giletti e della onnipresente casalinga di Voghera (Stasi, Sollecito, Bossetti, Franzoni…), ecco arrivate le prima polemiche tipiche di questo periodo. Che volete, non ci sono europei o mondiali di calcio, non ci sono le Olimpiadi, di qualcosa si deve pure blaterare. Eccolo, l’argomento sempre pronto, l’eterna lotta tra animalisti, animalari, e gli altri.
La Brambilla twitta e posta a spron battuto, iniziano le campagne anti abbandono, ed i social si infiammano.
Che dire…mai, come oggi, la coscienza animalista è di gran moda, non dico esista davvero, dico che fa trendy. Si porta a casa il cane, ma mai di razza, giammai, si deve andare in canile; cercarsi il più ripugnante e ringhioso botolo della cucciolata, e poi fare selfie a gogò, raccontando quanto è bravo, quanto è bello, quanto sia più intelligente di un cane con tanto di pedigree. E qui, il mio primo intervento personale, da veterinario, giudice cinofilo, ed allevatore di cani…per quale motivo il bastardino, ma non si può più chiamarlo così, deve essere per forza più intelligente del cane di razza? Dove è scritto? Chi l’ha detto, e, soprattutto, perché?
“…perché, abituato a vivere in strada, sviluppa molti talenti….”
Baaaah, sarebbe come dire che il meninos de rua brasiliano, che sa sopravvivere in strada perché ruba, spaccia, o si prostituisce, è più intelligente del serio ed onesto docente di astrofisica di Harvard! O no?
Tiremm innanz. Quindi, dicevamo, si prende il cane, o il gatto, e via di selfie, uno più idiota dell’altro. Il cane a tavola con noi, che mangia nel nostro piatto, cammina sulle nostre pietanze, dorme nel nostro letto, lecca la faccia al bambino, si pulisce il culo sul tappeto persiano, pianta il muso nella “patata” della zietta ottantenne, e via discorrendo, tutto condito da grandi sorrisi e battutine stupide. Per non parlare poi dei tanti “fake” che circolano. Il cane che canta, balla, recita poesie, piange il proprietario deceduto, va in bicicletta o skateboard, salva un intero paese dall’inondazione, manca solo che riesca a capire i discorsi di Razzi…
E qui il mio secondo intervento, da veterinario ed allevatore di cani. Nessun cane ha una memoria lunga anni, o è capace di tali empatie, Hachiko è solo una favola, un cane vive solo di istinto, che sia di conservazione della specie, che altro. Tutto il resto è un’invenzione. Se non credete a me, leggetevi Konrad Lorenz, universalmente riconosciuto come il padre dell’etologia, cioè la scienza che studia il comportamento animale.
Ma gli animalari arrivano ben oltre.  Avete presente quei delinquenti che assaltano, di notte, gli allevamenti di volpi e visoni, liberando centinaia e centinaia di animali? Imbecilli! Sapete che il 90% di questi soggetti, nati e vissuti in cattività, muoiono in pochi giorni, o di stenti, o perché uccisi da un’auto, o dai predatori? Non hanno le capacità di sopravvivere in natura, non sanno procurarsi il cibo, né difendersi o nascondersi da chi li vede come prede…altro che la bellezza della libertà. Molti di loro rimangono presso i recinti, cercano un modo per rientrare nella loro prigione. Prigione, sì, ma pure sicurezza e cibo, almeno per un poco.
Sono visceralmente contrario alle pellicce, le trovo inutili e crudeli, in un mondo che ha ben altri modi per proteggersi dal freddo. Ma sono più contrario all’imbecillità ed all’ignoranza. E tutti quei beagle liberati, sempre rigorosamente sotto l’occhio delle telecamere, dall’allevamento Green Hill, peraltro commettendo un reato penale, visto che era un sito regolarmente autorizzato, che produceva reddito, pagava le tasse, e dava occupazione? Sono pure io contrario alla crudeltà ed alla vivisezione. Ma, amici animalari, vi pongo un quesito: se vostra figlia, o vostra moglie, si ammalasse di una delle tante patologie che richiedono cure difficili, costose, magari all’estero, quelle che si sviluppano nei laboratori come appunto Green Hill, che fareste? Non potreste, perché la sperimentazione sugli animali è proibita, anche se in certi casi è l’unica che raggiunge risultati rapidi e relativamente poco costosi. Poco tempo fa, in proposito, sulla stampa, un’intervista con una collega, veterinaria bolognese, ammalata di una rara sindrome neurologica, che si è salvata solo perché in vari stati europei la sperimentazione animale è consentita, ed un farmaco sperimentale le ha preservato la vita. Quindi? Io amo gli animali, sono praticamente cresciuto in campagna da mio nonno, che allevava vacche e cavalli; gli animali sono stati miei compagni ed amici da sempre, ne ho fatto i miei studi, poi il mio lavoro, ma ho anche ben saldo in testa un principio. La vita è sempre sacra, ma prima di tutto viene l’uomo!! A tal proposito, un’altra cosa. Pochi giorni fa, la notizia del decesso di un celebre torero, incornato a morte nell’arena. E subito migliaia di post sui social, che inneggiavano al toro, sbeffeggiando l’uomo…stronzi, non ho altre parole per descrivervi. Odio la corrida, la ritengo barbara, stupida, crudele. Non esiste la competizione onesta, il torero combatte contro un animale stanco, fiaccato, ferito, innervosito, mutilato. Fa solo show, in gran parte. Questo ometto buffo, agghindato come un partecipante al gay pride, vorrei vederlo combattere realmente, ed onestamente, contro un toro da 600 chili, con corna che perforerebbero un’auto…ma nonostante ciò, la morte di un uomo deve sempre suscitare rispetto, chiunque sia e qualunque cosa faccia. Medesimo discorso che si potrebbe fare per la caccia. Ovvio, non è la mia passione, anzi, la trovo obsoleta, inutile, dannosa…ma, è una tradizione millenaria, il primo mezzo dell’uomo per sostentarsi, nutrirsi, riscaldarsi. Oggi, ovvio, è diventata uno sport, discutibile, discutibilissimo, ma…va beh, produce reddito, e molto nel nostro paese, l’indotto è milionario, se regolamentata si può pure accettare. Evidentemente, pensare che rincoglioniti ottantenni, l’età media dei cacciatori è assai avanzata, magari mezzi “cecati” per la cataratta, sordi, con un principio di Alzheimer o Parkinson, circolino per i boschi con in mano un’arma capace di uccidere a centinaia di metri non fa star tranquilli. Come nel caso del torero, però, è profondamente ingiusto gioire se qualcuno di loro viene scambiato per una lepre ed impallinato…
Altra vicenda che accende sempre il dibattito è il Palio di Siena. E qui, permettetemi una chiosa. Amo i cavalli, li adoro, quando ero un bambino non vedevo l’ora di andare in campagna da mio nonno per salutare il mio amico Giambaro, il vecchio ronzino che veniva attaccato al calesse per portarmi in giro per i campi. Era un animale dolcissimo, paziente, che sopportava senza batter ciglio le strattonate che davo alle redini, i miei urli, le mie stupidaggini….da bambino. Ed ho continuato ad amare i cavalli, ho frequentato l’ambiente dei concorsi ippici…insomma, per farla breve, insieme ai cani, i cavalli sono la mia passione. Ed il Palio è soprattutto questo: passione. Certo, bisognerebbe essere un senese per capire che possa significare, una cosa che prende l’intera città. Ed i cavalli sono i protagonisti. Non venite a parlarmi di maltrattamenti, per cortesia. Quei cavalli sono accuditi, curati, nutriti come re; oltretutto, chiunque conosca un po' i cavalli, sa quanto questi amino correre, superarsi, competere. Per loro non è un lavoro, è un divertimento. Guardate un branco di questi equini in natura. Giocano a rincorrersi, continuamente. La stessa cosa che fanno a Piazza del Campo. Ogni tanto qualcuno di loro si azzoppa, cade, purtroppo a volte muore. Succede anche in natura, eventi sfortunati. I controlli veterinari sono rigorosissimi, posso garantire personalmente. Quindi, basta rompere, per favore. È una tradizione millenaria, che fa spettacolo, cultura, divertimento, e, come si diceva per altre cose, dà reddito, cosa volgare forse, ma non certo trascurabile.
E sull’abbandono, vogliamo dir qualcosa? Ecco, qui sarei draconiano. Se si decide di adottare un animale, cane, gatto o altro, ci si prendono le proprie responsabilità. Basta. Quindi, no al cane come regalo al bambino per Natale, o compleanno. Giammai. Quando allevavo cani, ero sempre molto rigoroso, sia sul controllo su a chi dare il cucciolo, sia dopo, per vedere se venivano rispettate le promesse fatte. Quasi mai ho dato cuccioli a chi aveva bambini, a meno che non fossero persone conosciute…eccessivo? Assolutamente no. Volete il mio cane? State alle mie regole, altrimenti… ci sono tanti altri che, pur di vendere, lo darebbero pure a Hannibal the Cannibal. Io, no.
Quindi, giuste le multe, e pure le denunce, per chi abbandona animali.

Chi ha vinto? Animalari, o gli altri? Beh, mi auguro nessuno. Non deve essere una batracomiomachia, ma una pace. Magari armata, ma pace. E come sempre, per arrivare ad una pace, che sia proficua e duratura, servono negoziati. E negoziatori. Proprio ieri leggevo su Twitter un post, in cui ci si lamentava dell’”arroganza dei proprietari di cani”. Che dire? Io ho un cane, l’ho sempre avuto, dai mastini napoletani di mio nonno in poi, ma devo dire che in parte concordo. Come è giusto rispettare chi ama i cani, altresì è giusto farlo con chi non li ama. C’è chi ha paura, perché magari è stato morso, o per altre ragioni; chi li teme per ragioni igienico-sanitarie, o chi semplicemente ha un’antipatia aprioristica, a pelle. Tutte argomentazioni ineccepibili, se non travalicano, ed arrivano alla violenza o peggio. Dall’altra parte c’è chi li ama, e li vorrebbe con sé ovunque. E qui vorrei ancora intervenire come “addetto ai lavori”. Non amo il cane che mangia insieme all’uomo, per mille ragioni, non amo il cane che mette le zampe ovunque, sul letto o altro, non amo il cane nelle cucine, che siano private o pubbliche, e nemmeno quella cosa, tanto di moda ora, dei cani negli ospedali. E vorrei spiegare. Mi va bene il concetto di pet therapy, certo una persona ammalata può trarre giovamento dall’avere vicino il suo amico a quattro zampe, ma bisogna pure rendersi conto che il suddetto animale, è, ahinoi, veicolo e portatore di germi, bacilli, sporcizie varie che mal si confanno con l’igiene massima che dovrebbe essere di ogni ambiente ospedaliero. Lo so perfettamente che ci sono esseri umani ben più sporchi e pericolosi del cane, ma questo fa parte dell’ignominia di certi “homo sapiens” non ancora evoluti dal neandertaliano.
Alla fine, che dire? Chi ha ragione? Nessuno, ovviamente. Le regole, bene o male, ci vogliono, e vanno rispettate, da tutti. Animalari o altri. Ci vuole moderazione, intelligenza e rispetto per gli uni e per gli altri.
Il rapporto dell’uomo con il mondo animale è sempre stato conflittuale, non si può negare. Dio ci ha dato gli animali per usarli come cibo, come aiuti per il lavoro, per lo svago, ma anche per amarli e rispettarli…e rispettare un animale significa pure trattarlo come tale, senza crudeltà, me anche senza eccessi, sempre dannosi. Il cane con il cappottino, magari firmato, non è solo ridicolo, ma sta male pure lui, a meno che non abbia patologie che lo richiedono espressamente. Il cane che lecca la faccia al bambino o mangia nel suo piatto può anche essere divertente, se si vuole mandare il filmato a Paperissima, ma non è corretto, né per il bambino, né per l’animale. Non ne faccio una questione sanitaria, ma di educazione e rispetto. Un cane deve sapere che è amato, ma deve pure sapere quale sia il suo posto, il suo ruolo. Odio, da amante degli animali, vedere cani “padroni”. Cani che tirano il guinzaglio come se dovessero disincagliare l’Enterprise, che non smettono di abbaiare, che fanno tutto ciò che vogliono. Ci devono essere regole, ben precise. Come con i bambini. Se volete che vostro figlio diventi un adulto civile e responsabile, si deve iniziare da piccoli, e lo stesso si deve fare con i cani. Senza costrizioni, né violenze, ma con fermezza. No deve essere no. Un esempio, anche se mi costa dirlo, è l’Inghilterra. Lì c’è veramente un amore viscerale, storico per i cani, dalla Regina in giù, ma c’è pure educazione, parecchia. Le due expo che ho fatto con i cani, a Birmingham, sono state per me un vero esempio di rapporto uomo-animale pressoché perfetto. Un percorso per i cani, uno per i visitatori, così ogni esigenza era rispettata. Senza trasgressioni. Va bene, lo so, gli inglesi sono più propensi a rispettare le regole che i ben più indisciplinati nostri compatrioti, ma, bisogna pure averle, le regole. E loro ce le hanno. Che facciamo? Ci trasferiamo tutti dalla “perfida Albione”? Andate voi, io passo. Sono quasi vecchio, ma non ho ancora rinunciato a tentare di migliorare questo paese che amo tantissimo. Ed un piccolo, piccolissimo passo, potrebbe essere anche provare a convivere civilmente, sia con gli animali, sia con chi non li ama. Difficile? Non così tanto, credo. Soluzioni? Civiltà, onestà, intelligenza, ma anche pazienza e tolleranza. Il lupo non è il “lupo buonino” di un vecchio cartone animato, ma non è neppure quello che mangia i tre porcellini, se si sa prendere…
Orgogliosamente dalla parte sbagliata

Il loupgarou




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